2006-04-28

Animali Mitologici e luoghi curiosi cap. 02





RISERVA NATURALE REGIONALE DELLE SALSE DI NIRANO

Il fenomeno geologico più importante del territorio di Fiorano Modenese, di rilevanza internazionale, è rappresentato dal complesso delle Salse di Nirano.
Le Salse hanno origine da depositi di idrocarburi principalmente gassosi, in particolare metano, in comunicazione con la superficie del suolo attraverso fratture della cupola del giacimento: il gas, che si trova nel giacimento ad una certa pressione, esce sospingendo e trascinando verso l'alto le acque sotterranee salate legate al deposito gassoso. Le argille stemperate che vengono portate alla superficie si depositano intorno all'apertura formando i tipici coni. All'interno dei coni le emissioni di fango miste ad idrocarburi paiono ribollire: in realtà fuoriescono alla temperatura dell'ambiente; inoltre sono salate: da qui il nome "salse": salate. Le salse vengono erroneamente indicate come manifestazioni "pseudo-vulcaniche" in quanto presentano meccanismi e caratteristiche simili a quelli vulcanici (forma di cono, cavità sommitale a cratere, ribollimenti all'interno del cratere, emissioni di materiali sotto forma di colate e così via), ma non sono assolutamente collegate con manifestazioni magmatiche profonde tipiche dei veri fenomeni vulcanici. Le Salse di Nirano non sono l'unico fenomeno di questo tipo al mondo. In Italia altre salse si rinvengono in diverse località emiliane e venete, nelle provincie di Ancona, Teramo, Cosenza e Caltanisetta, conosciute anche con il nome di "Macalube", "Bulicami", "Bolle", "Salinelle", "Barboi" o "Salvelle". Ma le Salse di Nirano sono sicuramente il più imponente fenomeno di questo tipo in Italia e hanno richiamato fin dall'antichità l'attenzione di storici e studiosi. La prima descrizione delle Salse di Nirano è infatti dovuta a Plinio il Vecchio, vissuto tra il 23 ed il 79 d.C. Nella sua opera "Naturalis Historia" scritta intorno al 50 d.C. Nel corso dei secoli numerose furono le osservazioni spesso fantasiose del fenomeno. Notizie più scientifiche fornisce Antonio Stoppani che nel suo libro "Il Bel Paese" definì il fenomeno da lui verificato nel 1864/65, "una manifestazione legata alla presenza, nel sottosuolo, di idrocarburi, che , attraverso fratture, escono alla superficie trascinando con se acqua salata e fango".
Attualmente i conetti delle Salse di Nirano occupano un'area di circa 55.000 mq. che va da quota 208 m. a quota 221 m. s.l.m.. Il fango emesso dai conetti e dai piccoli laghi tende ad invadere i pianori, creando specialmente nelle stagioni asciutte, un'ambiente ricco di sale (cloruro di sodio), prima di incanalarsi in due collettori che scendono verso il torrente Fossa.
Le Salse di Nirano tendono con il tempo a cala re di intensità per il lentissimo esaurimento della riserva di idrocarburi nel sottosuolo, e forse per questo gli antichi studiosi rilevarono fenomeni di una portata che oggi sembra esagerata.

Animali Mitologici e luoghi curiosi cap. 01


Myocastor coypus, Molina 1782


Nutrie: da più di settant'anni presenti in Italia

ORIGINI DEL POPOLAMENTO E ATTUALE DISTRIBUZIONE IN ITALIA

Il nome volgare con il quale è conosciuta è Nutria o Castorino, nome che le deriva dal gergo commerciale utilizzato in pellicceria, quello scientifico Myocastor coypus. È un Roditore originario delle zone sub tropicali dell'Argentina e del Brasile meridionale, appartenente alla Famiglia Myocastoridae. Introdotta in diversi Paesi per la sua pelliccia sin dai primi del Novecento, il primo allevamento in Italia venne costituito nel 1921 in provincia di Alessandria. Fin dagli inizi l'allevamento delle nutrie ha riguardato piccole o piccolissime aziende a conduzione familiare, sparse in quasi tutte le nostre Regioni, che spinte da vane promesse economiche intraprendevano una difficile iniziativa zootecnica che finì presto per rivelarsi fallimentare (Maiocco, 1938; Santini, 1983; Scaramella & Motti, 1988). Intorno agli anni Ottanta, infatti, la richiesta di pellicce di castorino divenne sempre più bassa e la quasi totalità delle aziende fu costretta alla chiusura. Al fine di evitare il costoso smaltimento delle carcasse degli animali soppressi con eutanasia, moltissimi vennero rilasciati negli ambienti naturali. Dal 1970 si ebbero così le prime segnalazioni di nuclei introdotti (già nel 1930 in Louisiana - USA), prima localizzati nelle zone limitrofe agli ex allevamenti (p.e. Alto Po, Po Ferrarese, Fiume Ombrone, Lago Trasimeno, dintorni di Latina), poi lungo alcuni grandi fiumi della pianura padana, della costa tirrenica dalla Toscana alla Campania, della costa adriatica (Abruzzo). La sua diffusione non è stata rapida: sono stati necessari più di 70 anni per giungere all'attuale distribuzione e la colonizzazione è risultata, come ovvio, maggiormente evidente nelle aree antropizzate o più coltivate, rispetto alle zone naturali. (Toschi, 1965; Groppali, 1990; Benussi, 1990). Attualmente la sua presenza è attestata, per esempio, lungo il Po e gran parte dei suoi immissari, lungo la costa toscana dalla provincia di Firenze a Grosseto e in diverse aree laziali; nel resto d'Italia, sebbene presente in molte province, anche insulari, mostra distribuzione puntiforme e abbastanza discreta. Secondo la Legge sul prelievo venatorio (L.157/92) e secondo l'INFS qualsiasi nucleo di animali che sia insediato stabilmente in un territorio e' da ritenersi selvatico, quindi sottoposto alla L.157/92: in questo caso Myocastor coypus non è elencata fra le specie cacciabili (Prot.4020/t-A23, 15.11.1999; L.157/92 art.2).

MORFOLOGIA ED ECOLOGIA

Le caratteristiche corporee la fanno assomigliare ad un ratto gigante: la lunga coda cilindrica squamosa e con radi peli e la colorazione del mantello più frequente, bruno dorato o bruno scuro (ma si possono osservare esemplari albinotici con il mantello isabella o crema), le piccole orecchie, i grossi incisivi sporgenti di colore arancio ed i lunghi baffi argentati. In effetti, Myocastor coypus, appartiene al grande gruppo dei Roditori, ma molteplici particolari anatomici le distinguono e le rendono inconfondibili: come le zampe posteriori, che presentano una netta palmatura interdigitale e la posizione delle mammelle nelle femmine, latero-dorsali, caratteristiche tipiche di animali fortemente acquatici che crescono ed allevano la prole in acqua. Le dimensioni massime, nei vecchi maschi, non superano i 60 cm (coda esclusa) per un peso di 7-9 chili.

Le caratteristiche comportamentali note si riferiscono a studi effettuati nell'ambiente naturale originario. Negli ambienti di immissione, fortemente diversi dal punto di vista climatico e trofico, è probabile che i ritmi biologici subiscano modificazioni macroscopiche o microscopiche, ma ad oggi pochissimi sono gli studi e le conoscenze in merito, sebbene negli ultimi anni, soprattutto in altri Paesi d'Europa, siano apparse pubblicazioni riguardanti l'etologia e l'ecologia di questo animale. In Italia le poche ricerche sulla specie negli ambienti di rilascio si riducono ad una decina, numero che raddoppia se si considerano anche gli studi microbiologici. Anche le ricerche eco etologiche finalizzate a verificare un'eventuale interazione fra questa specie ed altre autoctone, al momento non hanno rilevato nulla di preoccupante. Ad esempio, il timore di interazione negativa fra nutria e lontra (Lutra lutra) - ove ovviamente sia ancora presente quest'ultima, il che esclude la provincia bresciana e la quasi totalità del nord Italia - al momento risulta molto bassa, se non addirittura non comprovata. Ciò in quanto le due specie occupano due nicchie trofiche opposte: la lontra è un Carnivoro, mentre la nutria è strettamente vegetariana, pertanto non esiste competizione fra loro per le risorse alimentari. Un eventuale problema può essere quello relativo all'occupazione degli stessi ambienti di vita, situazione dettata dalla scarsità di situazioni naturali che obbligano più specie alla convivenza. Essendo animale crepuscolare notturno la vista è poco sviluppata, il che rende la specie particolarmente timorosa e diffidente, generando la credenza che la sua reazione di difesa con soffio alle minacce, sia una dimostrazione di aggressività. in realtà non è per nulla aggressivo, tanto da essere diventato negli Stati Uniti un normale animale da compagnia. (Velatta & Ragni, 1991a, 1991b; Gariboldi, 1993; Reggiani et al., 1993; Reggiani et al., 1995; Ferri & Soccini, 2001) Si accoppia durante tutto l'anno ed ogni femmina può partorire due volte l'anno da 2 a 4 piccoli, dopo una gestazione che dura quasi 130 giorni. Nelle 24 ore successive alla nascita i piccoli seguono immediatamente la madre e si alimentano da soli dopo 3-4 settimane. Già a due mesi possono essere maturi sessualmente, ma di solito le femmine primipare o troppo giovani, come spesso accade nei mammiferi, abortiscono o partoriscono un solo piccolo. Nel caso di aumento eccessivo della popolazione il tasso riproduttivo si abbassa e il numero di piccoli per figliata diminuisce. Nel nostro Paese durante i mesi invernali con lunghi periodi gelidi la mortalità giovanile è quasi totale, ed anche molti adulti, soprattutto i maschi che sono maggiormente erratici, sono destinati a morire per necrosi e setticemie, intervenute per congelamento delle estremità. La vita di questi roditori è prevalentemente crepuscolare e notturna; gli ambienti preferiti sono quelli palustri.

La dieta è vegetariana e si basa su piante acquatiche ed alghe, nel periodo invernale anche di tuberi, rizomi e radici. Nel nostro Paese si è osservata una differenziazione nell'attività trofica tra nuclei insediati in territori fortemente coltivati (pianura padano veneta) e quelli di zone più naturali (zone costiere centro meridionali). I primi si trovano ovviamente costretti a muoversi anche attraverso i campi che circondano le vie d'acqua dove vivono e, per lo più, si spostano, generando così allarme fra gli agricoltori. I secondi pasturano quasi esclusivamente in alveo o sulle sponde, ed anche se si allontanano di qualche metro dall'acqua la loro presenza non viene rilevata. Nel caso frequente in cui le sponde dei corsi d'acqua siano spoglie e prive di vegetazione varia, gli animali sono portati a nutrirsi anche di germogli che si rinvengono nei dintorni: ovvero di mais (inverno e primavera) e del colletto superficiale delle barbabietole da zucchero (autunno). La vegetazione naturale preferita è la Tifa (rizomi e fusti), il Callitriche, la castagna d'acqua, le lenticchie d'acqua, in mancanza delle quali mangia steli florali e frutti di ninfee e nannufaro, germogli di cannuccia d'acqua, vallisneria, potamogeti e piante igrofile varie, vegetazione per lo più ormai assente nella maggior parte dei corsi d'acqua, grandi o piccoli, del nord Italia, a causa delle operazioni di scavo degli alvei, operate drasticamente con mezzi meccanici a fortissimo impatto ambientale. Il disturbo che Myocastor coypus arreca ad uccelli in cova è minore di quello generato dalla presenza antropica sulle stesse sponde di cui è già stato detto (agricoltori e mezzi meccanici, pescatori, gitanti, cacciatori, etc.). Le basse temperature e gli inverni rigidi e prolungati ne limitano drasticamente il numero, tanto che nei Paesi d'oltralpe la Nutria è elencata come fauna locale e la sua diffusione non viene temuta proprio per questo motivo (De Ciechi & Prigioni, 1997). In provincia di Brescia, non si hanno ancora stime di popolazione scientificamente rilevate e corrette; i metodi certi e riconosciuti implicano la marcatura, il rilascio degli animali e l'osservazione a lungo termine.

NEMICI NATURALI E NON

In Italia i piccoli e i giovani sono facili prede di diversi carnivori: Lupi, Volpi, Faine, Gatti selvatici, Linci e cani vaganti, Nibbi, Poiane, Gufi reali e Ardeidi come l'Airone cenerino, etc. Anche grossi pesci predatori come il Luccio e il Siluro possono catturarli. La competizione territoriale inoltre è elevata: i maschi pattugliano le proprie aree scacciando i giovani maschi e, nel caso, uccidendoli. La carenza di territorio e di risorse trofiche limitano l'espansione degli animali. Un importante fattore di controllo numerico della specie è rappresentato dagli inverni rigidi, che provocano una forte selezione numerica, come pure lunghi periodi siccitosi. La causa principale di morte è l'uccisione da parte dell'uomo, che avviene sia in forma accidentale durante l'attraversamento di strade trafficate (è un animale lento, goffo, con vista e udito poco sviluppati), sia attraverso la distribuzione di sostanze velenose (ratticidi, percolamento di agenti chimici per agricoltura nelle acque) o con metodi diretti. In Lombardia ne è stata decretata l'eradicazione (1993) e sono stati attivati interventi di cattura selettiva operata da personale altamente qualificato o emanate ordinanze sindacali per l'uccisione non selettiva ad opera di agricoltori o gruppi di cacciatori, ordinanze riconosciute illegali anche dall'INFS - (Prot.3502/T-A24, punto 6.2.4, 11.07.2000) -, che ricorda come i Sindaci possano intervenire in tal senso solo nel caso di comprovata pericolosità igienico sanitaria "cosa ancora tutta da comprovare per la Nutria", come recita la stessa INFS nello stesso documento (artt. 5.1 e 6.2.4) e come dimostrano ad oggi le ricerche di cui in bibliografia. Campagne di uccisione sono state attivate anche in altre Regioni senza sortire l'effetto previsto. L'eradicazione di una specie da un territorio vasto e senza barriere invalicabili (come invece si ha nelle isole) risulta, infatti, un tentativo vano, da considerarsi solo come ultima iniziativa dopo aver intrapreso tutti gli altri possibili e maggiormente fattibili piani di contenimento (IUCN).

ZOONOSI

Gli allarmismi diffusi periodicamente li additano come diffusori di zoonosi e tra esse della Leptospirosi. Analisi mirate effettuate in questi anni presso gli Istituti di Zooprofilassi su carcasse di Nutrie provenienti da uccisioni programmate o da investimento stradale hanno fatto emergere dati inequivocabili: la frequenza di positività sierodiagnostica alle diverse forme di Leptospire è risultata bassa e paragonabile a quella normalmente riscontrata in altri animali selvatici presenti negli stessi ambienti, ma certamente inferiore a quella dei più comuni e ubiquisti ratti di chiavica. Il presupposto serbatoio epidemico delle Nutrie quali vettori di forme microbiche d'importanza zoonotica è comunque risibile di fronte a quello provocato volontariamente con l'introduzione a fini cinegetici di Lepri , Silvilaghi e Cinghiali (dati diffusi annualmente dalla sezione europea della WDA - Wildlife Disease Association). Introduzioni fermamente volute dalle associazioni venatorie e patrocinate dalle Province e che si rivelano estremamente rischiose per la sopravvivenza dei Leporidi e Ungulati autoctoni, oltre che per gli allevamenti di conigli e suini. (ODV, 1997; Wildlife Disease Association, 1998; Scaravelli & Martignoni, 2000; IZP Brescia, 2000).

DANNI AI SISTEMI IDRAULICI E ALLE COLTIVAZIONI

Non è noto l'ammontare complessivo dei rimborsi che annualmente viene riconosciuto agli agricoltori per i danni climatici, altre calamità naturali, infestazioni. Si sa che sono molto onerosi - in termini monetari e d ambientali - i biocidi utilizzati nelle usuali metodiche colturali non eco compatibili. Si calcola che annualmente per rimborsare i danni provocati alle greggi da attacchi di lupi e cani vaganti vengano spesi in Italia circa 4 miliardi di lire; per i danni causati dalla presenza di cinghiali in aree con poco territorio boscato a loro disposizione la cifra raggiunge e probabilmente supera i 40 miliardi. Se i danni causati da eventi climatici sono accettati come parte del normale "rischio d'impresa" di questa attività, nessun agricoltore accetta la possibilità di danneggiamento ad opera di specie animali, autoctone o meno. Appare allora necessario riconoscere a livello assicurativo anche questi danni, come già avviene all'estero. Sino ad ora in ogni caso, non si hanno estimi corretti e realistici dei danni effettivamente arrecati alle diverse tipologie colturali dalla presenza delle nutrie. Le rivendicazioni degli agricoltori sovente non trovano riscontri sul campo, ed i danni per eventi meteorici o per cattiva gestione colturale sono spesso denunciati come causati da questi roditori, con finalità di recupero del danno economico (p.e. l'eccessivo numero di piantine di frumento coltivate per metro quadrato, determina una caduta delle piantine a terra con conseguente marcescenza delle stesse). Altri danni evidenziati riguardano soprattutto la regimazione delle acque ed il danneggiamento diretto o indiretto alle strutture irrigue. Si sono spesso incolpate le nutrie dell'instabilità delle sponde e degli alvei di tutti i tipi di corsi d'acqua. Colpe divenute addirittura straordinarie in corso di alluvioni: per tanti tecnici e cronisti il fenomeno presente lungo il Po dei fontanazzi, evidenziatosi durante le ultime disastrose piene, non è stato descritto, come invece è, un fenomeno fisico dovuto alla situazione pedologica e geologica del territorio in questione, ma all'effetto degli scavi e della diffusione di questi roditori! Le Nutrie non scavano tane profonde come il Tasso o i Conigli (che scelgono anch'essi gli alvei peri fluviali), al massimo le femmine si ricavano una nicchia profonda un paio di metri, dove partoriscono e si rifugiano con la prole. I continui scavi lungo le sponde dei corsi d'acqua dove se ne rileva la presenza sono motivati dal fatto che esse sono continuamente scacciate e costrette a scavarsi nuove nicchie. Infatti, le Nutrie non sono erratiche, solo i giovani che sopravvivono alle minacce già elencate cercano un nuovo territorio da colonizzare, ma anche sulla percentuale di sopravvivenza dei giovani nei nostri ambienti non si sa nulla. In questo caso può rivelarsi utile l'inserimento di manufatti di calcestruzzo all'interno delle sponde fluviali, lasciando un sufficiente strato di terra e vegetazione a copertura.

Appare comunque necessario sottolineare come la movimentazione enorme di animali fra Stati e Continenti determini la comparsa di un problema estremamente complesso dall'aspetto interdisciplinare, che spazia dalla Conservazione naturalistica, alla gestione dell'uso delle risorse, alla Filosofia morale, e che trova soluzione solo attraverso l'applicazione di interventi che prevengano la comparsa di elementi inaspettati in ambienti che presentano equilibri ecologici già evidentemente precari. La questione Nutria appare, più che altro, legata alla necessità di trovare prede cacciabili a buon mercato. Se la ragione è questa allora la questione non attiene alla salute pubblica o al miglioramento agricolturale, ma semmai rimane un problema ecologico legato non alla Nutria ma alla capacità del territorio e delle risorse biologiche residue di sostenere un'attività di caccia così pressante.

Animali Mitologici !!? e luoghi curiosi !!!





Visto che per colpa della mia inaudita pigrizia ho trascurato il Blog, vorrei deliziare i miei amici con una nuova sessione che ho chiamato "Animali Mitologici & luoghi curiosi". WOW WOW WOW

Vi parlerò di quelle bestie e di quei luoghi sospesi fra mito e leggenda !!!!!, unicorni, sirene, fenici andate a nascondervi i veri miti sono..............

2006-03-30

Johnny Eck






Cari giovini oggi finalmente ho trovato qualcosa di gustoso da pubblicare. Da qualche tempo i contenuti dell Resto del Cretino calavano in un vortice noioso ma sta mane ho trovato la biografia incompleta di Johnny Eck !!!!! , voi adesso penserete "ma chi c...o è Johnny Eck?) la risposta sale come un rutto dopo aver bevuto una coca cola, è quello della foto, è un 1/2 uomo la foto non è truccata, è nato cosi !!!! Ed è anche diventato famoso, ha fatto l'attrazione nei circhi e fiere, ha fatto l'attore, e anche il mago.
Perchè vi chiederete un "mostro" è diventato famoso, ma la risposta risorge impetuosa (Bruuut), lo sgorbio è nato in america la patria della democrazia e delle pari opportunità, dove negli anni 30 esistevano i Freaks Show spettacoli che esibivano i cosidetti fenomeni da barraconi, nient'altro che persone affette da handicap e malformazioni, che divertivano un pubblico più o meno morboso e arrichivano spietati manager.
Johnny Eck è stato tra i protagonisti del celebre film Freaks di Tod Browning, un'incursione straziante nel mondo dei circhi degli anni Trenta, che aperta parentesi io ho ricevuto in regalo il dvd dall mio amico Allessandro che se volete ve lo presto.

La biografia:


Nel 1980 due amici di Johnny Eck, Mark Feldman e Tom Fielding, fondarono la casa editrice Anaconda Press che avrebbe pubblicato un biografia di Johnny basata, solo sui suoi ricordi. Quando Feldman morì, nel 1984, il progetto rimase congelato (per sempre?). Al fallimento scamparono solo una conversazione telefonica di novanta minuti, un disegno di Robert Crumb per la copertina e un’introduzione firmata da Eck su quattro fogli dattiloscritti:
In una calda notte d’estate, un bel po’ di anni fa, si abbatté un improvviso e violentissimo temporale. Proprio in quella notte, in una stanza da letto al primo piano di una casa di mattoni rossi, si sarebbe verificato un avvenimento destinato a sconvolgere il vicinato.
Erano le dieci quando nacque il primo bambino: pesava due chili e mezzo, perfettamente normale.
Venti minuti più tardi, in quella stanza illuminata solo dai lampi e dalle luci a gas, vide la luce un altro bambino, al quale sembrava mancare più del metà del corpo. Questo bambino – completamente privo di arti e ossa al di sotto dei fianchi (un mostro?) – pesava novecento grammi.
In quegli anni i bambini nascevano in casa, con l’aiuto delle levatrici e dei vicini: insomma, erano in molti a dare il benvenuto al neonato. Quella notte mani delicate e gentili cullarono il bambino normale, mentre nessuno toccò né si avvicinò al mostro. Lo lasciarono lì, nella culla, da solo. Finché un’anziana signora – molto religiosa e caritatevole, invero – dopo essersi chinata sulla culla per abbracciare il mostro, non riuscì a trattenere un urlo: «Oddio, ma è una bambola rotta». Ecco cosa sembravo: una vecchia bambola rotta. Ero lungo meno di venticinque centimetri. La balia mi prese tra le braccia e mi avvicinò al fornello a gas per uccidermi, ma fortunatamente urtai una delle vicine che scoppiò in un altro urlo prima di crollare a terra svenuta.
Fu così che Dio decise che avrei vissuto in quella famiglia.
I miei genitori erano gentili e premurosi e la nostra affettuosa sorellina, Caroline, avrebbe fatto da maestra a noi gemelli. Imparammo entrambi a leggere e a scrivere prima dei quattro anni. Grazie a mia sorella, a cinque anni già scrivevo lettere e intrattenevo rapporti epistolari con tutta la famiglia. Un giorno, infatti, ricevemmo un grosso pacco. «Venite, ragazzi! Giochiamo ai postini» gridò Caroline. Nel pacco c’erano i materiali per costruire un ufficio postale in miniatura, con tanto di sportello girevole per i clienti, buste bianche e fogli di francobolli rossi, verdi e blu. Da allora tutta la famiglia prese a scriversi e scambiarsi lettere e cartoline.
Prima dell’invenzione della radio, non c’erano molti modi per passare il tempo. Certo i più ricchi avevano un bel grammofono a manovella o uno di quei pianoforti meccanici coi pedali e tutto il resto. Noi non avevamo niente, così imparai a intrattenere i miei famigliari. Probabilmente fu colpa di mia madre: doveva aver chiesto a Dio di rendermi in qualche modo utile alla famiglia. Così imparai a declamare sermoni agli amici dei miei genitori. Mi arrampicavo su una piccola cassa e mi scagliavo contro l’alcolismo, i peccati e il demonio. E i nostri ospiti battevano le mani estasiati. Una sera, dopo la mia predica (mia madre voleva che diventassi prete) decisi di organizzare una colletta: in tutto raccolsi sessantacinque centesimi. Mia madre tuttavia fu molto imbarazzata dalla mia trovata e pose fine alla mia carriera ecclesiastica.
A sette anni mi iscrissi a una scuola pubblica ed ebbe inizio un periodo molto triste della mia vita. I ragazzi più grandi facevano a pugni per conquistarsi "l’onore" e il "privilegio" di spingere la mia carrozzina sulle scale. Le finestre della classe vennero oscurate con dei drappi e io e Robert fummo costretti a uscire dieci minuti prima del suono della campanella, per non essere disturbati dai curiosi e dai bulli della scuola.
In una fredda giornata di dicembre, nel 1923, Robert e io fummo invitati a un spettacolo di magia che si teneva in un salone adiacente alla chiesa della nostra parrocchia. Alla nostra cara mammina bastava sentire la parola "chiesa" per scoppiare di gioia. Così anche lei si unì a noi in quel giorno cruciale. Ricordo che il pubblico era formato soprattutto da bambini poveri e da storpi, e naturalmente io non sfiguravo in nessuna delle due categorie. La mia famiglia era molto povera, io e mio fratello indossavamo abiti da quattro soldi, ma sempre puliti e stirati. Nonostante il freddo, Robert portava un vecchio paio di bermuda rattoppati, delle vecchie calze nere traforate dai buchi e dalle smagliature e un paio di scarpe da tennis da pochi centesimi. Io invece indossavo solo un vecchio maglione azzurro, con i gomiti consumati e il fondo slabbrato e scucito. Prima di entrare, nostra madre ci diede una sola raccomandazione: «Nascondetevi, non voglio che vi vedano». E aggiunse che ci avrebbe tenuto d’occhio per tutta la serata.
Ma mia madre ebbe la prima delusione quando il grande mago invitò un volontario a salire sul palco. Il suo invito fu seguito da uno scalpiccio di piedi e dallo strepitio di grucce, bastoni e stampelle: tra il pubblico non c’era nessuno che riuscisse ad alzarsi né tantomeno a salire i gradini che portavano al palco. Nessuno tranne uno spirito coraggioso: il mio fratello gemello Bob. Ci fu come un’esplosione: una fuga di gas, un vecchio radiatore. Invece era solo la voce di mia madre. Ecco Bob, proprio di fronte a lei, sul palco, illuminato dai riflettori come uno spaventapasseri trafitto dal sole.
Nonostante le urla di mia madre, lo spettacolo continuò senza interruzioni finché il mago trasformò un pezzo di carta in una tovaglia di pizzo. Il mago invitò un volontario a salire sul palco: gli avrebbe regalato la tovaglia. Ci fu di nuovo quello scalpiccio e il suono di stampelle, bastoni e grucce. E all’improvviso, veloce come una freccia, qualcuno saltò sul palco: con una mano reggeva il peso del proprio corpo mentre con l’altra accettava riconoscente il regalo. Era come se quel corpo fosse stato infilato direttamente nelle travi del palco. Strisciò sulle assi, tenendo la tovaglia arrotolata fra i denti, e superò i gradini con un balzo. Il pubblico esplose: urla, grida, applausi, un vero e proprio delirio. Era la prima volta che vedevano un mostro. La mia povera mamma intanto era svenuta.
Il mago era così sconvolto dalla mia apparizione che concluse lo spettacolo in tutta fretta e, dopo aver scoperto da mio fratello chi ero, chiese a mia madre di farmi salire di nuovo sul palco. Rimase lì a fissarmi per almeno cinque minuti, non riusciva nemmeno a parlare, quasi stesse trattenendo il fiato. Poi cominciò a farmi un sacco di complimenti, diceva che ero stato inviato da Dio, che ero una manna per la mia famiglia. Che lui mi avrebbe aperto le porte del mondo dello spettacolo. Avrei calcato i palchi di tutto il mondo. Dopo qualche mese avrei scoperto che il palco di cui parlava era solo un vecchio tappeto verde, ricoperto di fieno e segatura e che io sarei stato il giullare cencioso in un ridicolo carnevale di straccioni.
Avrei voluto una paga più alta, ma i miei genitori sottoscrissero subito il contratto per un anno. Al mago e al suo socio bastò aggiungere un zero all’Uno e una I ad Anno per incastrarmi per dieci anni. Cercai di ribellarmi, ma ero spacciato: il mago ci trascinò davanti a un giudice e fui costretto a rispettare il contratto. O così mi fecero credere.
Il mio nuovo agente (il mago) incassava fino a duecento dollari al giorno – ed era il 1924 – e a me ne dava al massimo venti alla settimana, più un dollaro d’argento di mancia di tanto in tanto. Io ero terribilmente triste non solo per la pietosa ricompensa che ricevo ogni settimana (quando lavoravamo), ma soprattutto per le menzogne del mio agente.
Già alla fine del primo anno del mio contratto decennale mi ritrovai gravemente malato: non potevo assolutamente lavorare per altri nove anni a venti dollari la settimana. I miei genitori erano molto spaventati: avevano ricevuto una lettera di minacce. I miei agenti li avrebbero querelati e si sarebbero presi la nostra casa di mattoni rossi. Ma io non volevo cedere: sarei tornato al lavoro solo dopo essere guarito. Mi ci volle un anno per riprendermi. Ero poco più che un bambino, ma il mio agente non voleva sprecare nemmeno un giorno. Credo che fosse il più grande estimatore di quel vecchio comandante russo che aveva sentenziato: «Il tempo è dalla nostra parte».
Ecco: io volevo riprendermi il mio tempo. All’epoca io e mio fratello avevamo quattordici anni e dopo aver provato il brivido del viaggio e dell’avventura non volevamo tornare alla nostra vita normale. Così comprammo "The Billboard", una rivista per la gente dello spettacolo. Spedimmo subito una lettera per chiedere consigli su come organizzare il nostro freak show personale e metterci in proprio. Tre giorni dopo ricevemmo un telegramma "Johnny e Bob Eck, Baltimore, Maryland. Raggiungeteci a Plainfield, New Jersey, settimana prossima. Firmato: Capitano John M. Sheesley".
Le lettere di minacce del nostro ex agente sembravano essersi placate e così i nostri genitori ci diedero la loro benedizione e ci lasciarono andare. Il capitano Sheesley mandò alcuni dei suoi uomini a riceverci alla stazione: ci caricarono su un furgone e ci portarono a vedere l’accampamento del circo. Il tendone era nuovo di zecca e, proprio accanto, era parcheggiata un’enorme carovana da circo, rossa con inserti dorati in stile cinese e delle ruote gigantesche, grandi come quelle di un carro armato: ci volevano quattro cavalli da tiro per muoverla.
Era uno spettacolo per tutta la famiglia, messo piedi da una vera e propria famiglia. Il capitano Sheesley non permetteva che ci si ubriacasse; non voleva bestemmie né altre idiozie durante lo spettacolo. Quando montammo il circo a Plainfield c’era una vera e propria folla di ragazzini a darci il benvenuto. Il capitano Sheesley prese da parte me e Bob, ci diede uno scappellotto sulla testa e, indicando la folla, disse: «Quelli sono i miei ragazzi. Fateli divertire». Dopo un po’ fece venire anche i miei genitori che vissero con noi per qualche mese. Quello fu il primo viaggio in treno di mio padre.
La Grande Depressione ci sorprese senza un soldo, niente, neanche il becco di un quattrino. Non avevamo nemmeno i soldi per pagare le tasse e rischiavamo di perdere la nostra bella casa di mattoni rossi. In quel periodo ricevetti una lettera, "Espresso" stampigliato sulla busta. "Per favore telefonami, dimentichiamo quello che è successo". La firma era quella del mio ex agente. Lo chiamai e lui mi disse che stava costruendo un luna park dalle parti di Hagerstown nel Maryland e che sarebbe stato felice se fossi tornato a lavorare con lui. In fondo non avevo niente da perdere e accettai il suo invito. Mi sentivo un re. Non dimenticherò mai quella settimana che trascorsi con lui: la casa di legno e il fiume che scivolava poco lontano, limpido e placido, il mormorio d’acqua in sottofondo.
Era un paradiso: ogni sera cenavo con il mio agente, che era un cuoco straordinario.
Era estate inoltrata quando ricevetti un’altra lettera dal mio ex agente. "Prepara le valige: si parte tra due settimane. Ti ho trovato un ingaggio per l’Esposizione Universale, in Canada". Ero di nuovo al settimo cielo: brutto segno.
Mio fratello e io partimmo per il Canada, dove ci sistemarono in uno spazio tutto nostro: ero una vera e propria attrazione ormai. La fortuna cominciava a essere dalla mia parte.
Durante uno spettacolo ci videro due talent scout della Metro Goldwyn Mayer. «Vi va di fare un provino?» Dovevamo saltare in un cerchio di fuoco: oltre a me e a Bob, all’audizione si presentò un topo gigantesco, venti chili almeno.
Ecco il mio momento, finalmente – pensai.
Quattro settimane dopo mi trovai a Cuvler City, in California, con il mio ex agente. Aveva sottoscritto un nuovo contratto, senza dirmi niente. Io credevo fossimo ancora legati dal nostro contratto canadese – che non era niente male: fifty-fifty, voglio dire… Invece il mio manager aveva annullato il contratto canadese e mi aveva fatto credere che i talent scout della MGM fossero agenti del Downey Brothers, un grosso circo californiano. E io c'ero cascato in pieno: e non scoprii niente finché non arrivai negli studios. I nostri provini avevano dato buoni frutti: qualche settimana più tardi avrei iniziato le riprese di Freaks, il capolavoro immortale di Tod Browning. Ma mi aspettava ancora una sorpresa dolorosa.
Tutti sanno che agenti e manager pretendono una percentuale sulla paga degli attori. Di solito varia tra il dieci e il cinquanta per cento. Ma per me fu una vera sorpresa, anzi uno shock, quando scoprii che avrei incassato solo il dieci per cento della mia paga. Tutto il resto sarebbe andato al mio agente. Dio, quanto disprezzo quell’uomo! E il peggio è che faceva finta di niente, anche se io avevo scoperto tutti i suoi giri loschi. Prima o poi mi sarei vendicato di lui. Ma intanto non mi restava che soffrire in silenzio.
Quando tornai a Baltimora, cominciai a ricevere lettere dalla troupe e dagli attori che avevano lavorato in Freaks. In una busta c’era un ritaglio di giornale con qualche notizia su Browning – il regista – e sul nuovo film dell’orrore che voleva girare. Purtroppo gli Universal Studios avevano programmi simili e produssero il film Frankenstein. Anche Browning scrisse una sceneggiatura sugli esperimenti con i corpi umani, usati per creare mostri e criminali. Bob e io interpretammo i personaggi principali: fu allora che persi completamente la coscienza di cosa fosse la paura.
Ci furono altre lettere: non della MGM, ma del mio ex agente. A quanto diceva, gli studios si erano messi in contatto con lui.
Purtroppo non avevo un telefono, ed ero costretto ad affidare i miei affari alle lettere. Non che facesse molta differenza per quelli della MGM: avevano già parlato con il mio ex manager e preferivano prendere accordi con gli agenti, piuttosto che con gli attori. Ma, finalmente, avrei avuto un’occasione per vendicarmi.
Mi ci volle un’intera settimana per inventare un piano preciso, freddo e ben calcolato. Decisi di scrivere due lettere. Una la mandai alla MGM per spiegare che non avevo né un contratto né un agente: ero io il manager di me stesso. Non ricevetti mai una risposta. Spedii la seconda lettera al mio ex manager, che si trovava a Baltimora. "Caro signor XY" gli scrissi, "dopo la mia ultima sfortunata collaborazione con Lei e dopo il successo del film Freaks, non ho nessuna intenzione di farmi ingannare ancora una volta da Lei. Se lo desidera, sono pronto a firmare un contratto con Lei di durata non superiore ai sei mesi e con una paga di seicento dollari settimanali. Oggigiorno un film medio viene girato in dodici settimane, pertanto vorrei che Lei depositasse settemiladuecento dollari su un conto fiduciario intestato a Bob e al sottoscritto. Il conto varrebbe da garanzia: quei soldi mi spettano di diritto, per evitare spiacevoli equivoci come quelli occorsi durante la nostra ultima collaborazione in California".
Avrei voluto essere nel suo ufficio quando ricevette la mia lettera. A quanto si dice, ebbe una specie di crisi di rabbia: pare che abbia fatto a pezzi l’ufficio. Niente di sorprendente: dopo qualche mese avrei scoperto che Mc Cauley aveva già preso degli accordi con la MGM, senza il mio permesso. Aveva ottenuto un contratto per me e Bob di seicento dollari alla settimana, spese e viaggi compresi (anche il biglietto Baltimora-Los Angeles e ritorno). Il mio agente era riuscito a strappare anche un bel po’ di favori per la propria famiglia: viaggio e spese pagate anche per la sua povera moglie malata, per un’amica, due domestici (solo per lui) e il fratello dell’amica. Io e Bob – gli attori – comparivamo solo alla fine del contratto. Avrei voluto portare mia madre con me. E, invece, per vendicarmi, mandai all’aria tutti i miei piani e quelli del mio agente, che moriva dalla voglia di tornare in California.
Il tempo guarisce le ferite, ma ho pianto per notti intere, e spesso sono rimasto sveglio a pensare all’eccitazione e alla meraviglia che ti prende quando reciti davanti alla cinepresa, negli spazi giganteschi degli studios. Lavorare con una troupe ti fa sentire accettato: quando fai un film, non sei più un mostro, ma parte di un gruppo. Non un freak alto un metro e mezzo, ma un superuomo in miniatura. Ti fa sentire il migliore tra tutti: ero qualcosa di speciale per il regista Browning e per il suo assistente Errol Taggart. Per spostarmi da una scena all’altra c’erano uomini robusti e muscolosi che mi portavano sulle spalle. Ma ormai è tutto finito.
Aprile, un’atmosfera tetra. La Depressione ci perseguita: in famiglia nessuno ha un lavoro. Ricevemmo due lettere con la posta del mattino. Per prima aprii quella con le brutte notizie: dovevamo vendere la nostra piccola casa di mattoni rossi, per poter pagare le tasse. Mia madre lesse la lettera e scoppiò a piangere. Anche i miei occhi si riempirono di lacrime e dissi: «Oh, no, ti prego Dio, non farci portare via la casa».
Mi asciugai le lacrime ed aprii la seconda lettera. Doveva essere un sogno: non potevo credere ai miei occhi. Robert L. Ripley mi voleva nel suo famosissimo Believe It or Not Show: avrei viaggiato per tutta l’America. Chicago, Cleveland, Dallas…



2006-03-29

Pop Art ??

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Pop Art ???







Questo artista, Caleb Weintraub deve avere qualche GROSSO problema con i bambini...

2006-03-16

Bettie Page









La storia misteriosa e segreta di Bettie Mae Page.

Bettie Mae Page nasce nell'aprile del 1923 a Kingsport, nel Tennessee. Nata con sangue Cherokee nelle vene, eccelle negli studi e si dedica dapprima all'insegnamento, poi, nel 1950 viene scoperta da un poliziotto - fotografo, che la lancia nel mondo dei locali notturni e dei "Camera Clubs", dove modelle venivano affittate a videoamatori, dilettanti o professionsiti, per realizzare sessioni di nudo. In breve tempo diventa una star di questo tipo di locali, richiestissima e ben pagata. Nel 1952, quando delle foto appaiono su riviste a tiratura nazionale, Irving Klaw la cerca per il suo 'Movie Star News', unico e famosissimo catalogo di Pin-Ups. Betty Page diventa una star. Il catalogo “speciale” di Klaw veniva tenuto sotto il bancone è riservato a clienti dai gusti particolari, per cui Klaw e la sorella Paula realizzano servizi fotografici di lingerie e bondage.Bettie accetta allegramente l’offerta di diventare una loro modella, a patto di evitare ogni proposta di pornografia, e nel 1953 nasce l’icona dell’erotismo adorata ancora oggi. Bettie Page compare legata, mentre lega, minacciosa o minacciata, nei panni della ragazza della porta accanto o in quelli leopardati di una esotica Jane della giungla – ma sempre con una luce di allegria ed entusiasmo negli occhi. Come da accordi le immagini sono intriganti ma perfettamente nell’ambito della decenza: persino le foto in topless si contano sulle dita di una mano, e riguardano quasi esclusivamente il servizio come playmate di gennaio 1955, scattate da Bunny Yaeger.E poi Bettie Page scompare.Nel 1957, all’apice del successo, Bunny e gli altri, pochi amici di Bettie sono costernati nel dover rimandare a casa a mani vuote gli agenti che finalmente cominciano a venire da Hollywood a cercare la regina delle pin-up. Nessuno sa dove sia o come rintracciarla, nemmeno per farle realizzare i suoi sogni d’infanzia. Come accade spesso in questi casi, il mistero la rende ancora più ricercata e famosa. Le sue foto in reggicalze e tacchi a spillo, fino ad allora considerate preziose reliquie da tenere sotto chiave, cominciano a essere riprodotte su pubblicazioni sempre più diffuse, ma resta un enigma. Che fine ha fatto Bettie Page?Dal 1957 in avanti, grazie anche al successo di pubblicazioni come la leggendaria Bizarre di John Willie, o “speciali” da collezione quali Bettie Page in Bondage, Bettie diventa un personaggio sempre più noto e sempre più sfruttato. La sua irreperibilità (e la disonestà degli editori) le impediscono di ricevere alcun compenso per lo sfruttamento della sua immagine, fino a che Bettie Page diventa solo un simbolo, sospeso nell’immaginario erotico di tutto il mondo.Facciamo un salto in avanti fino al 1992, quando il reporter Richard Foster pubblica sulla rivista amatoriale The Betty Pages un’intervista che contiene le prime dichiarazioni pubbliche della modella dopo 35 anni di silenzio.Foster è arrivato a contattarla con molta difficoltà, sfruttando come tramite il fumettista Dave Stevens, che dieci anni prima nel suo Rocketeer ha dato alla fidanzata del protagonista proprio le fattezze di Bettie Page. Incredibilmente, proprio la diretta interessata lo ha contattato per complimentarsi, iniziando così una amicizia inizialmente solo telefonica, che si è evoluta lentamente in un rapporto di confidenza profonda. Stevens è divenuto così una sorta di portavoce ufficiale della pin-up – un portavoce molto rispettoso della privacy dell’amica. Il contenuto dell’intervista è interessante solo per i fan più appassionati. Bettie racconta il suo stupore per la immutata fama del suo nome, rilascia commenti generici, incoraggianti e simpatici per i soci dei suoi fan club e poco altro. Sulla sua residenza rimane il più assoluto segreto, e l’unica osservazione degna di nota è: “Ogni tanto, quando per esempio vado al supermercato o arriva il ragazzo del latte, mi accorgo che qualcuno mi osserva con l’espressione di chi non riesca a ricordarsi dove mi abbia già vista. Certe volte dopo un po’ fanno il tipico sorriso che ricordo sul viso dei miei fan di un tempo, e trovo la cosa molto gradevole.”Poi continua: “Altre volte vedo una mia vecchia foto, o un’illustrazione col mio viso, usata nelle pubblicità oppure sull’adesivo sul paraurti di un’auto. Con tante belle ragazze che ci sono in giro, davvero non mi capacito di perché sia ancora tanto famosa”.Nell’intervista, svoltasi nell’arco di molti mesi soprattutto tramite uno scambio di lettere dattiloscritte, Richard Foster non nasconde il dubbio di poter essere stato ingannato. Le poche lettere vergate a mano che ha ricevuto mostrano una calligrafia effettivamente simile a quella dei rari documenti autografi di Bettie (risalenti ai tempi della scuola e del lavoro di segreteria), ma sono passati troppi anni per identificarla con certezza. Il giornalista ha anche ricevuto due brevi telefonate, ma tutto quel che può dire è: “ho sentito una voce femminile che corrisponde bene alla figura di una donna sulla sessantina ma ancora vivace, con l’accento strascicato caratteristico del Tennessee, dove è nata Bettie Page”.Ciò che lo insospettisce maggiormente, però, sono alcune piccole discrepanze nei racconti dell’ex-modella: commenti discordanti sulla sua attuale situazione familiare, sulla casa in cui abita – che viene descritta in modi differenti col procedere della conoscenza – o sulla sua vita quotidiana.Nel 1994 il lavoro per "The Betty Pages" fa vincere all’autore il Premio d’Eccellenza dell’Ordine dei Giornalisti, spronando Foster a far luce sui molti misteri che ancora circondano la modella dalla frangetta nera. Le ricerche durano tre anni, al termine dei quali esce The Real Bettie Page – The Truth About the Queen of the Pinups.Il libro, edito da Birch Lane Press, tiene fede al titolo – la verità scoperta da Foster è molto più inquietante di quanto si potesse prevedere.
In uscita circa ad aprile il film sulla vita di Bettie Page, interpretato da Liv Tyler, visita il trailer: http://www.apple.com/trailers/picturehouse/thenotoriousbettiepage/trailer_large.html

2006-03-13

VOTA ROCCO SIFFREDI !!!!!!

Olanda un test particolare...........




Baci gay e donne nude agli islamici

Da Paese tra i più tolleranti e liberali, a territorio dove è necessario superare un test per essere accettato, se si è un immigrato di religione islamica e non solo. Parliamo dell'Olanda, che ha trovato un modo singolare per rendere accessibili le proprie frontiere: verranno proposti video con due uomini che si baciano in un parco e un'avvenente bagnante in topless, per valutare la reazione dell'aspirante ospite.


Secondo il Sunday Times esiste un dvd, che mostra anche ghetti squallidi ed episodi di criminalità in cui gli immigrati più poveri potrebbero imbattersi, a disposizione delle 138 ambasciate del Regno in tutto il mondo, nell'ambito di un test della durata di quindici minuti, in cui rientrerà anche un breve esame di lingua e cultura del Paese. In questo modo le autorità olandesi intendono accertarsi che cittadini e lavoratori stranieri che chiedono il visto d'ingresso nei Paesi bassi siano disposti ad accettarne gli usi e costumi.

Questa è però soltanto la prima fase, perché "il candidato" dovrà poi affrontare due test di "cittadinanza" nel successivo quinquennio e giurare in seguito fedeltà al Paese e la sua costituzione. Inutile dire che l'iniziativa ha scatenato polemiche e proteste, soprattutto all'interno della comunità musulmana olandese, che hanno definito il filmato "offensivo".

Secondo i suoi leader si tratta di "una provocazione che mira a limitare l'immigrazione. Non ha nulla a che vedere coi diritti degli omosessuali. Penso che neppure gli olandesi vogliano vedere questo filmato". "Cercano di trovare ogni pretesto per dire alla gente che non dovrebbe venire qui: o perché sono dei fondamentalisti o semplicemente perché‚ non sono abbastanza emancipati".

Inutile dire che l'esecutivo di centrodestra guidato dal primo ministro Jan Peter Balkenende ritiene che il test rappresenti un modo obiettivo per stabilire l'adattabilità degli immigrati, la loro preparazione alla transizione al nuovo stile di vita, e la loro disponibilità a integrarsi.

2006-03-08

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA ?



Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.

Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagonistele rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.
Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni femminili organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione femminile, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti, e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati, magari non sanno cosa è accaduto l'8 marzo del 1908, ma sanno benissimo che il loro volume di affari trarrà innegabile vantaggio dai festeggiamenti della ricorrenza. Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato di questa ricorrenza, perché la grande maggioranza delle donne approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", che può assumere la forma di uno spettacolo di spogliarello maschile, come possiamo leggere sui giornali, che danno grande rilevanza alla cosa, riproponendo per una volta i ruoli invertiti.

Per celebrare la festa della donna, bisogna comportarsi come gli uomini?

Ha ha ha !!!

2006-03-01

La morte del Cigno........

Questo ragazzo è in realtà un cigno, contagiato dal virus dell'influenza Aviaria.
Come si nota dalla foto il giovane cigno soffre molto, quindi è stato abbattuto per terminare cosi l'agonia. Posted by Picasa

Da Zita XXVI Febbraio MMVI

A volte basta poco per divertirsi tanto !!!!! Posted by Picasa

2006-02-24

I nuovi Super Eroi !!!!!


  • Pink Storm
  • Pop Bull
  • The Warm Barbarians

2006-02-22

Trucco culinario !!!!!

Greg Valentino 100% Testosterone




Forse non tutti sanno chi è Greg Valentino.
http://www.yonkis.com/media/gregv.wmv
Greg Valentino conferma l'esistenza della follia umana, codesto bipede è il detentore del record mondiale di "bicipide super muscoloso" con una circonferenza di oltre 28 pollici circa 71.12cm, ed è anche ufficiosamente il più grande consumatore di steroidi del mondo.
L'ignaro Greg si è confiato i bicipidi a litri di testosterone e pesi, fino a far infettare il bicipide sinistro causandone la parziale asportazione.
Il simpatico Greg ha anche girato un bel filmatino sulla sua follia:http://www.yonkis.com/media/gregv.wmv
Ora che conosciete anche voi Greg Valentino vi posso dire che in questo periodo è stato arrestato, non perchè abbia fatto male a qualcuno ma cosi da non finire ucciso dalla sua deficenza cronica.
Noi però Greg ti vogliamo bene !!!!!!
Mi raccomando quardate il filmato.

Mens sana in corpore sano

Non temere mai di dire cose insensate, ma ascoltale bene quando le dici.

Perchè agitarsi tanto?

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2006-02-15

Non solo foto !!!!

La magica notte dello slittino Rifugio da Rudi











La magica notte dello Slittino ci ha portati a cenare nel Rifugio da Rudi, dove abbiamo gustato i piatti tipici del luogo: capriolo, finferli, polenta, speck, grappa, grappa, grappa.
La foto del rifugio non rispecchia la stagione perchè l'ho trovata su Google.

2006-02-14

Sesto 02/02/ 2006 Prova Speciale Slittino Notturno




L’Alta Pusteria sta puntando molto sulla slitta, per il divertimento di tutti quelli che non praticono lo sci o cercano un’alternativa che vada bene per tutta la famiglia. A Sesto la pista per gli slittini parte in prossimità del rifugio Da Rudi ai Prati di Croda Rossa e arriva fino a valle. Sono 4 chilometri e 600 metri ricavati sfruttando per oltre il 50 % i numerosi sentieri che esistono nella vasta zona. L’impianto è ideale per le slittate delle famiglie: il dislivello massimo è del 10 % e consente quindi di raggiungere velocità che non sono pericolose. Lo stesso tracciato non è affatto rischioso, visto che sono stati adottati tutti gli accorgimenti di protezione in modo tale da garantire la massima sicurezza. E bene ricordare che sia la pista per le slitte che quella per gli sciatori sono servite dalla nuova e funzionale ovovia. Divertirsi in slitta anche di sera: dal 22/12/05, ogni giovedì fino alla fine stagione – neve permettendo. Ci si arriva infatti in cabinovia a partire dalle 20.00 fino alle 22.00. Oltre che alla luna, ad illuminare salite e discese vengono in aiuto le lampadine con elastico da indossare a mo’ di berretto e fornite al momento della partenza.L’apertura impianto: ore 20.00 - 22.00. La pista rimane aperta fino alle ore 22.30.Il biglietto per la salita è valido solo per la sera, per la quale è stata comprata. Occorre un proprio biglietto per la sera e non sono validi i skipass stagionali, settimanali e giornalieri. Il biglietto permette più salite in cabinovia dalle ore 20.00 – 22.00.

2006-02-13

Il caffè più pregiato del mondo



Si chiama kopi-luwak, cresce in Africa ed è uno dei più costosi (circa 600 euro al Kg) caffè al mondo. Leggenda vuole che a renderlo squisito sia il fatto di essere prima digerito dalla civetta delle palme (un roditore, nonostante il nome). Ora un ricercatore dell'Università dell'Ontario, Massimo Marcone, ha scoperto che è davvero così. Il Motivo per cui questo caffè risulta così prelibato e privo di retrogusto amaro è proprio il passaggio dei semi nell'intestino dell'animale, dove viene trattato dai succhi gastrici. I chicchi vengono recuperati fra le deiezioni dell'animale, inevitabilmente in quantitativi limitati.

2006-02-06

La Saponificatrice di Correggio

*Leonarda Cianciulli*

Nacque ad Avellino nel 1893, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, da lei così descritta “Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero una bambina infelice e desideravo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiai due cocci di vetro: non accadde nulla”.Nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano.Nel 1930, in seguito al tragico terremoto dell’Irpinia, la loro casa venne distrutta e decisero di trasferirsi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Qui, fu grazie ai soldi del risarcimento statale concesso ai terremotati che le condizioni dei coniugi Pansardi si risollevarono e al commercio degli abiti usati portato avanti da Leonarda. La Cianciulli ebbe 17 gravidanze, ma le sopravvissero solamente 4 figli. Probabilmente disperata da tante perdite, questi 4 bambini erano diventati per lei un’ossessione.Nel 1939 Giuseppe, il figlio maggiore da lei prediletto che studiava lettere all’Università di Milano e lavorava come istitutore al Collegio Nazionale di Correggio, doveva partire per il servizio militare e la minaccia dell’entrata dell’Italia in guerra era sempre più incombente. Bernardo e Biagio, invece, frequentavano il ginnasio e Norma, l’ultima figlia, andava all’asilo. Nella Cianciulli cominciarono a farsi strada pensieri sempre più tormentati, tanto da decidere che per salvare la vita dei suoi figli avrebbe dovuto fare dei sacrifici umani. Sembra che anni prima si fosse fatta leggere la mano da una zingara e che questa le avesse detto “Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti i figli tuoi moriranno”. Quindi si rivolse ad un’altra zingara ancora che le disse “Vedo nella tua mano destra il carcere e nella sinistra il manicomio”. Di quei momenti così tragici ricordava alcuni pensieri “Non posso sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sogno le piccole bare bianche di quegli altri, inghiottiti uno dopo l’altra dalla terra nera….. per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture e spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli”.Leonarda frequentava tre amiche, donne sole e non più giovani che avrebbero volentieri fatto qualsiasi cosa per cambiare le loro vite. Primo omicidio: La prima vittima si chiamava Faustina Setti. La Cianciulli le disse di averle trovato un marito a Pola, le consigliò di vendere tutto, ma si raccomandò con l’amica di non parlarne con nessuno perché avrebbe potuto scatenare delle invidie. Il giorno della partenza, Faustina si recò a casa della Cianciulli per salutarla. Dato che Faustina era semi analfabeta, Leonarda le offrì il suo aiuto, invitandola a scrivere alcune lettere e cartoline per amici e parenti che avrebbe poi spedito da Pola, nelle quali diceva di stare bene e che tutto procedeva per il meglio. L’amica però non giunse mai a destinazione. Quel giorno stesso, la Cianciulli la finì a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere e fece colare il sangue in un catino. A tal proposito, nel suo memoriale, scrisse: “Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io”. Qualche giorno dopo il suo primo omicidio, mandò il figlio Giuseppe fino a Pola affinché imbucasse le lettere della vittima per farle giungere ai destinatari con il timbro postale giusto e vendette i suoi indumenti.
Gli altri omicidi La seconda vittima si chiamava Francesca Soavi, sognava anche lei di andar via da Correggio, ma non sperava nel matrimonio e si sarebbe accontentata di trovare impiego in un altro luogo. Leonarda le disse di averle trovato un lavoro nel collegio femminile di Piacenza. Francesca accettò con gratitudine e la mattina del 5 settembre 1940 raggiunse l’amica per salutarla. La Cianciulli convinse la donna, senza fatica, a scrivere due cartoline che avrebbe dovuto spedire da Correggio per annunciare ai conoscenti la partenza evitando di far capire ai ficcanaso la destinazione. Posata la penna Leonarda, come da copione, si avventò sulla donna e l’uccise. Da questo omicidio però guadagnò solo 3000 lire che la vittima aveva con sé. Per ricavare maggiori guadagni, i giorni successivi Leonarda disse che era stata incaricata da Francesca a vendere tutti i suoi beni e i mobili. Giuseppe, su incarico della madre partì per Piacenza e spedì le cartoline.La terza ed ultima vittima era una ex cantante lirica, cinquantatreenne, costretta a vivere in miseria. Si chiamava Virginia Cacioppo. Con lo stesso metodo Leonarda le propose un incarico a Firenze, come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Pregò anche questa di non farne parola con nessuno, dicendo che l’uomo era stato suo amante e che se si fosse sparsa la voce che lei lo vedeva ancora la sua famiglia l’avrebbe disprezzata. Virginia, entusiasta della proposta, mantenne la promessa e il 30 settembre 1940 si recò da Leonarda. Di lei la Cianciulli disse: “Finì nel pentolone, come le altre due…la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce”.La cattura Fu la cognata dell’ultima vittima ad insospettirsi dell’improvvisa sparizione di Virginia, che aveva visto entrare nella casa della Cianciulli prima di far perdere le sue tracce per sempre. La casa della stessa donna che poi aveva messo in vendita i vestiti della Cacioppo. Decise quindi di confidare al questore di Reggio Emilia i suoi sospetti, il quale seguì le tracce di un Buono del Tesoro di Virginia, presentato al Banco di San Prospero dal parroco di san Giorgio, a Correggio. Convocato dal questore, il prete disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinarelli, amico della Cianciulli. Lo stesso Spinarelli dichiarò di averlo ricevuto dalla Cianciulli per il saldo di un debito. Le tracce condussero quindi le indagini fino a Leonarda che confessò senza fare molta resistenza i suoi tre omicidi. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo (1946) dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difendere con quante forze aveva il figlio, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli 12 minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione. La condanna: Leonarda Cianciulli fu riconosciuta come unica autrice dei tre omicidi, venne condannata a 30 anni di reclusione e a tre anni di manicomio giudiziario. In carcere scrisse, lavorò ad uncinetto e cucinò biscotti che nessuno aveva voglia di assaggiare. Riceveva le visite dei figli. Il 15 ottobre del 1970 morì nel manicomio giudiziario per donne di Pozzuoli, stroncata da apoplessia cerebrale.